28 giugno 2018

Conosciamo Giulietta

Gli EOSambassador

Giulietta Spadafora segue UnipolEos già da tre anni con la Cooperativa Pandora, dividendosi tra gli istituti superiori di alcune città della Liguria. Quest’anno, ci racconta, le classi sono state particolarmente interessate ai temi che riguardano l’assicurazione sul nucleo familiare: quella sul capofamiglia, quella sulla casa. «Sono gli aspetti che i ragazzi sentono più vicini, mentre i rischi legati alle aziende vengono ancora concepiti come futuri, lontani nel tempo». Ecco il suo racconto del progetto.

Come valuta l'esperienza con "I casi della vita"?

Molto positiva, le scuole nuove l’hanno accolta con tanto entusiasmo. Quelle storiche hanno chiesto anche più incontri per poter approfondire alcune tematiche, sicuramente un indicatore di interesse. Anche se all’inizio alcuni gruppi non sono stati “presi” dal tema, con il passare del tempo si sono appassionati.

Quali sono stati gli aspetti più interessanti degli incontri?

Trovo molto interessante affrontare con i ragazzi alcuni concetti che si trovano alla base delle assicurazioni, come il rischio, la probabilità, la frequenza o la mutualità, ma anche le terminologie usate in ambito assicurativo e le varie forme di assicurazioni.

Secondo lei perché la conoscenza di base di assicurazioni ed educazione finanziaria è importante per gli studenti?

Per gli studenti è importante prendere consapevolezza del rischio, per poter prevenire e ridurre al minimo le conseguenze negative che ne conseguono.

Quali sono i concetti più importanti da far apprendere ai ragazzi di questa età?

A questa età, come è giusto che sia, si è ancora molto fatalisti ma trovo anche importante iniziare ad affrontare concetti come prevenzione, mutualità, pianificazione. Ho trovato le classi interessate soprattutto alle assicurazioni sulla casa, meno ai rischi legati all’impresa.

La classe come ha risposto alle lezioni di UnipolEos?

Le classi in genere rispondono in modo positivo, spesso anche in modo molto critico. Alcune all’inizio sono diffidenti perché non capiscono come l’argomento possa entrare nel loro programma scolastico, invece poi si appassionano e vengono coinvolti dalle tematiche.

Secondo lei l'uso dei social durante le lezioni è uno strumento utile a coinvolgere di più i ragazzi?

Teoricamente direi di sì, i ragazzi sono molto aperti al loro uso, anche se in classe la sentono come un’imposizione e quindi sono meno interessati.